Alessandro Giua ci presenta la prima guida italiana ai salari nell’ambito creative & tech e ci racconta com’è lavorare a Londra e perché prima o poi tornerà a Milano

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ale-bwPC Alessandro Giua, dopo aver creato Crebs, che da più di quattro anni aiuta migliaia di aziende – dalle grandi imprese internazionali alle startup più innovative – a trovare i migliori profili specializzati, ha deciso di fornire un altro utilissimo strumento per far incontrare domanda e offerta: la prima guida in Italia agli stipendi nel settore creative & tech; per mettere a disposizione di tutti gli utenti di Crebs un nuovo metro di giudizio e di valutazione, più trasparenza e informazione, cioè la base necessaria per una mediazione il più possibile corretta e costruttiva tra impresa virtuosa e riconoscimento delle competenze e della dignità del lavoratore. Perché, come ci spiega Alessandro, c’è un solo modo per trovare il candidato ideale: innanzitutto, offrire il giusto compenso.

I dati della guida sono estratti da un sondaggio promosso da Crebs, svolto in forma anonima tra i professionisti del settore. I risultati della statistica, che verranno periodicamente monitorati e aggiornati sulla base delle risposte degli utenti, sono ancora parziali e puramente indicativi. Ma partendo da questi dati, e intersecandoli con altri, si può ricavare una media significativa, ed eventualmente utilizzarla, se professionisti, per negoziare il proprio stipendio, o, nel caso di un’azienda, per confrontarsi con nuove figure professionali.

Dato che mio figlio si avvicina al momento in cui dovrà scegliere “cosa fare da grande” spesso mi chiedo se sia meglio, per un giovane, mettersi alla prova direttamente creando una startup, o cominciare in una grande agenzia dalla quale attingere esperienza e metodi. Quando mi imbatto in quelli come Alessandro che riescono a fare entrambe le cose, prevale la curiosità di farsi raccontare come riesce a conciliare una carriera canonica con una grande passione, che sicuramente contribuisce al suo personal branding. Complice il fatto che conosco i suoi genitori dai tempi di Young & Rubicam, approfitto del suo pochissimo tempo libero per chiedergli di spiegarci le sue scelte dall’ultima intervista che gli abbiamo fatto quando nel 2012 Crebs è stato linkato a Trampolinodilancio. Come sempre, Alessandro dimostra grande generosità nella sua risposta ricca di spunti interessanti.

Alessandro Giua: Da quando Trampolinodilancio ha pubblicato l’intervista nel blog, è passato un po’ di tempo e sono cambiate delle cose. E sono cambiato anche io: adesso ho la barba! Continuo a fare il mio mestiere di designer e art director, e cerco di farlo meglio, con un percorso che è ovviamente pubblico, su Linkedin, su Behance, nel mio sito: http://www.alessandrogiua.it/

Nel 2013 sono passato da Cayenne a DGT Media, come Senior art director e in seguito Deputy creative director. È stato un periodo interessante per la mia crescita professionale, ma anche faticoso. Tra il 2014 e il 2015 ho cominciato a sentire l’esigenza di mettermi alla prova in un contesto diverso da quello italiano. In Italia si parla tanto, troppo, di “innovazione”, di “rivoluzione” digitale, ma c’è ancora confusione, a volte si fa fatica a lavorare in modo lineare. Posso dire una cattiveria dedicata a tutti i “nativi digitali” come me? Se c’è una cosa di cui ho nostalgia quando penso a Milano, non è tanto la presunta “innovazione”, ma è, semmai, la solida base della “vecchia” scuola dell’advertising, del design, della creatività. Quella da cui provieni tu o i miei genitori, e che per me è un importante riferimento con cui non posso fare a meno di confrontarmi.

E se parlo di “nostalgia”, è perché ho lasciato Milano: ho accettato la proposta di una digital production company e mi sono trasferito a Londra. Non è stata una decisione facile: perdevo un ruolo interessante; lasciavo molte comodità; ma era un passo necessario. La prima soddisfazione è stata quella di lavorare a stretto contatto con degli ottimi developer, tra cui degli italiani che sfiorano la pura genialità. Molto bravi. E poi ho conosciuto un ambiente vivace, in continuo movimento, con un ricambio continuo. Perciò molto stimolante. Tanto stimolante che, dopo sei mesi, ho già cambiato agenzia. Adesso lavoro per Fetch, una delle più importanti agenzie tra quelle specializzate nel settore mobile. Molto marketing & strategy, perciò un po’ ostica per un creativo puro, ma è un’esperienza necessaria, perché il mobile è fondamentale, ti cambia il modo di pensare, di progettare. “Be truly mobile first”, dice il mio nuovo direttore creativo.

Poi, che altro? A Londra imparo l’inglese che non ho imparato nelle scuole di Milano (ho imparato anche a farmi le lavatrici, ma questa è un’altra storia). Ho a che fare con agenzie meglio strutturate, conosco nuovi trend e li sperimento subito sul campo. Mi concentro sul digitale in modo diverso, come non avrei mai potuto fare in Italia, vuoi per i budget, vuoi per i media a disposizione del creativo. A Londra ci sono pannelli interattivi dappertutto, il mobile è usatissimo (certo, anche in Italia, però con la differenza che a Londra con il tuo lavoro parli a 8 milioni di persone, a Milano a 1 milione; e poi, per dire, qui faccio un video che ti passa la BBC e fa il giro del mondo, che è una bella differenza).

A Londra ci sono tante possibilità per il creativo di oggi, che deve avere molte più conoscenze per spaziare da un mezzo all’altro. Ed è proprio qui che mi aiuta Londra, ad aprire la mente, a proiettarmi in un universo molto più affascinante. Certo, c’è competizione tra le persone, ma per ora la vedo in modo positivo. C’è gente molto brava, che proviene da tutto il mondo. Nel mio ufficio ci sono inglesi, giapponesi, indiani, francesi, irlandesi, tedeschi, americani, e un italiano (io). Dove lavoravo prima, a Milano, non c’era neanche uno straniero. E si pensa più in grande: cambiano i budget, ma non solo per questo il digitale qui è fatto veramente bene. Ma direi che tutto, advertising, marketing, digitale, sono fatti con competenza, e soprattutto senza quella confusione o approssimazione che percepisco in Italia, con le agenzie classiche che non sanno fare digitale, e le web agency che non sanno fare adv. Qui c’è commistione di generi e tante nuove professioni, ma è tutto perfettamente integrato. E poi ci metterei anche i motivi più personali: musica ovunque, una scena artistica in movimento, tante cose alla portata di tutti, senza inviti speciali, senza esclusive da prima blindata alla Scala. E soprattutto una scena più internazionale, forse l’unica cosa bella della “globalizzazione”: per dire, in questo preciso istante posso contattare un asiatico e lavorare insieme.

Trampolinodilancio: Come sei riuscito a mantenere il tuo impegno per Crebs in questi anni?

Alessandro Giua: Malgrado i nuovi impegni con il mio lavoro abituale, Crebs va avanti, e non potrebbe essere altrimenti (tu pensa che tutte le volte che ho cambiato posto di lavoro, in Italia come a Londra, una delle prime cose che dicevo nel colloquio era: io faccio anche Crebs, serve a migliaia di colleghi, e devo avere il tempo per farlo). Anzi, ci sono stati molti miglioramenti e novità da quando ci siamo sentiti l’ultima volta. Novità che non si vedono, nascoste nel motore, e altre più evidenti, come certe funzioni.

salariTrampolinodilancio: Da cosa nasce l’idea della Guida agli stipendi nell’ambito creative & tech?

Alessandro Giua: La guida nasce anche da una sofferenza personale per la mancanza di regole precise nell’ambito lavorativo in Italia, per quella confusione dei ruoli che, invece, non ho trovato a Londra. Confusione che si tramuta subito in una mancata soddisfazione anche economica da parte di molti colleghi e utenti di Crebs. E Crebs, è bene ricordarlo, è nato più come progetto “sociale” che come modello di business (i primi tre anni abbiamo lavorato con molto impegno, ma gratis, sempre a nostre spese), per aiutare le aziende e i professionisti ad incontrarsi attraverso degli annunci selezionati che rispettassero certe prerogative, e soprattutto la dignità, anche salariale, del lavoratore. Così è nato anche il sondaggio, che è sempre in progress, in costante aggiornamento; impreciso come tutti i sondaggi, ma utile perché indicativo e perché tende a stabilire una forchetta degli stipendi, dei limiti sotto cui non si può scendere.

Trampolinodilancio: Cos’altro ci dobbiamo aspettare da Crebs?

Alessandro Giua: Tutte le altre iniziative che seguiranno al sondaggio, come per esempio la piccola “enciclopedia” delle vecchie e nuove professioni, serviranno proprio a superare la confusione di cui parlavo, del ruolo, dei compiti, delle funzioni. Confusione – che io chiamo “colpevole”, perché serve a livellare i compensi, a pagare meno le competenze di chi è più specializzato degli altri – che può essere superata guardando a ciò che avviene all’estero, e ricordandosi che, giocando al ribasso, pagando meno del dovuto, è la qualità del lavoro che ne risente: alla fine non crescono le aziende, e non crescono i professionisti. Cito qualche caso, tanto per chiarire. Il project manager dovrebbe occuparsi della gestione del progetto, ma in Italia deve occuparsi anche di wireframing (lavoro da UX designer) o di gestione del cliente (che dovrebbe essere compito dell’account). Stessa cosa per il social media manager, figura differente dal community manager e dal social media strategist, ma spesso nelle agenzie italiane si tende a fondere tutte queste competenze in una figura-factotum, in un figaro qua figaro là. Senza parlare, poi, della confusione quando un’agenzia chiama un developer e confonde linguaggi di programmazione con linguaggi di markup.

Ma è possibile che in Italia non ci si renda conto che le figure professionali cambiano e si rinnovano alla stessa velocità dei mezzi? Prendi il ruolo del copywriter, come cambia. Le aziende hanno bisogno di copy che scrivano titoli e articoli usando un linguaggio che deve piacere, innanzitutto, ai motori di ricerca. C’era il CEO di Mashable, la rivista online di tecnologia tra le più lette al mondo (30 milioni di pagine visualizzate al mese), che alla domanda del giornalista “cosa cerchi in uno che scrive per te”, rispose “innanzitutto velocità e scrittura che favoriscano le visualizzazioni”. E perché le visualizzazioni? Perché sono fondamentali per i magazine online: l’inserzionista paga il giornale proprio per quelle.

Insomma, è un futuro in movimento, ed è un movimento a cui Crebs vuole partecipare, nel suo piccolo, anche con qualche azione solidale nei confronti dei colleghi, degli utenti. A volte mi dico che non è un caso che Crebs sia nato a Milano, e non mi riferisco soltanto alla Milano operosa, autodeterminata, aperta e solidale di cui anche un ventenne come me conosce certi stereotipi. Penso a Milano come luogo ideale per fare attivare online uno scambio produttivo tra aziende e nuove professioni, mettendo in contatto nord e sud, profonda provincia e grandi aree metropolitane, con una particolare attenzione ai giovani che cerc

ano di uscire con le proprie gambe dall’inattività e dalla disoccupazione. Questo è quello che abbiamo provato a fare negli ultimi quattro anni, e il successo di Crebs dimostra che il progetto funziona. A chi l’ha sostenuto sinora, ai suoi utenti, a tutti gli amici di Crebs, è dedicata la guida che abbiamo appena pubblicato.

E ad Alessandro va il nostro ringraziamento per la guida (ho subito dato una sbirciata ai corretti livelli di stipendio di mercato!) e per tutto quello che seguirà e l’augurio di continuare a stupirci con la sua inesauribile carica di energia e di entusiasmo.

Crebs promuove la prima guida italiana ai salari nell’ambito creative & tech.

Guida ai salari

In Italia, con sempre maggiore frequenza, si riapre il solito dibattito sulle presunte difficoltà, da parte delle aziende, di trovare figure qualificate e risposte adeguate alle proprie offerte di lavoro: uno stereotipo-caricatura che investe molti settori lavorativi, compreso quello creativo e tecnologico. Ma, a nostro parere, questo luogo comune secondo cui gli italiani, soprattutto i più giovani, sarebbero troppo “choosy” o rinunciatari, è in genere inattendibile, oltre che insultante per un’intera generazione.

Da più di quattro anni, Crebs aiuta migliaia di aziende, dalle grandi imprese internazionali alle startup più innovative, a trovare i migliori profili specializzati. E, in base alla nostra esperienza, crediamo che ci sia un solo modo per trovare il candidato ideale: innanzitutto, offrire il giusto compenso. Proprio partendo da questa semplice constatazione, Crebs ha pensato di realizzare una guida agli stipendi nel settore creative & tech, la prima in Italia: per mettere a disposizione di tutti i nostri utenti un nuovo metro di giudizio e di valutazione, più trasparenza e informazione, cioè la base necessaria per una mediazione il più possibile corretta e costruttiva tra impresa virtuosa e riconoscimento delle competenze e della dignità del lavoratore.

I dati della guida sono estratti da un sondaggio promosso da Crebs, svolto in forma anonima tra i professionisti del settore. I risultati della statistica, che verranno periodicamente monitorati e aggiornati sulla base delle risposte dei nostri utenti, sono ancora parziali e puramente indicativi. Ma partendo da questi nostri dati, e intersecandoli con altri, i nostri utenti possono ricavare una media significativa, ed eventualmente utilizzarla, se professionisti, per negoziare il proprio stipendio, o, nel caso di un’azienda, per confrontarsi con nuove figure professionali.

Tramite delle infografiche interattive, gli utenti possono visualizzare gli stipendi medi relativi al proprio ruolo tenendo conto della seniority. Inoltre, nella guida vengono evidenziate le differenze di trattamento economico tra donne e uomini, anche per rilevare eventuali disparità e divari retributivi (più evidenti nelle regioni in cui sono diffuse certe debolezze sociali), e l’influenza che hanno il titolo e il tipo di studi sul miglioramento della posizione lavorativa e del proprio stipendio.

Ma il sondaggio non sarà l’unico strumento messo a disposizione degli utenti di Crebs. La guida ai salari sarà accompagnata anche da una piccola “enciclopedia” sottoposta ad una periodica elaborazione, una via di mezzo tra un bignamino e un tentativo di “dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers” destinato a fare chiarezza sui molti profili professionali attivi nell’ambito creative & tech.

E proprio la creatività, il digital, le nuove tecnologie, sono settori dove i lavoratori, a volte privi di garanzie, di relazioni e riferimenti sindacali, rischiano di entrare in un pericoloso processo di precarizzazione, anche a causa della confusione dei ruoli colpevolmente diffusa in Italia (il mancato riconoscimento di particolari specializzazioni o di specifiche competenze tende ad abbassare o livellare compensi e salari). Confusione che può essere superata proprio attraverso una codifica certa, con una definizione più precisa dei ruoli, dei compiti e delle funzioni di tutte quelle nuove figure professionali che si evolvono alla straordinaria velocità con cui si evolvono gli stessi mezzi.

In seguito, statistica e guida verranno commentate nelle interviste ai professionisti – con una particolare attenzione a quegli italiani attivi all’estero che possono trasmetterci esperienze e critiche costruttive – che Crebs giudica più interessanti, rappresentativi o promettenti nell’ambito creative & tech.

Vai alla guida agli stipendi

C’erano una volta le startup. Ci sono ancora.

I want my startup - startup jobsNasce I Want My Startup!, la nuova job board che mette in evidenza le offerte di lavoro nell’ambito creative & tech selezionate da Crebs e dedicate esclusivamente alle startup. Per semplificare la ricerca, attraverso un sito user friendly, accessibile dal mobile, rapido, veloce, sempre a portata di mano.

Quando abbiamo fondato Crebs, la prima creative & tech job board italiana dedicata alle imprese tradizionali e alle startup, speravamo di creare un luogo ideale in cui aziende e professionisti potessero fare rete, mettendo in contatto nord e sud, profonda provincia e grandi aree metropolitane. Non a caso, sin dall’inizio, proprio alle startup abbiamo dedicato una particolare attenzione, contribuendo all’incontro tra le idee di aziende giovani e innovative e talenti che potessero svilupparle.

Certo, allora non si straparlava – lo fanno adesso molti imbucati dell’ultim’ora e i politici, che sono gli ultimi a cogliere le tendenze, ma i più veloci a navigarle – di business delle startup ed ecosistemi dell’innovazione. Ma ora che la moda delle startup cresce, invadendo persino la TV generalista e rimbalzando dai talk show alle pagine di gossip economico dei giornali, sentiamo la necessità di sfilarci ulteriormente da un polverone di dubbia consistenza, dando più evidenza a quello che Crebs ha sempre fatto, in concreto: portare allo scoperto e privilegiare la qualità dell’offerta.

Per gli stessi motivi per cui quasi quattro anni fa è nata quella bella avventura, oggi nasce I Want My Startup! Con il primo obiettivo di semplificare la ricerca, mettendo a disposizione di tutti un sito user friendly, accessibile dal mobile, rapido, veloce e sempre a portata di mano. Semplificare perché, come insegnava non tanto qualche improbabile ministro della semplificazione, ma un campione del minimalismo come Mies van der Rohe, less is more: il meno è più. Riducendo gli annunci all’essenziale, per favorire una lettura immediata dei ruoli ricercati dalle aziende, ma senza scadere nella grafica anonima o nel rigorismo formale. Anzi, utilizzando una grafica neo-pop e divertente, “ritmata” dal visual esplosivo, dal free style, dal colore usato come evidenziatore.

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Il team di Behance ha scelto Crebs (tra migliaia di progetti)

behance

Il team di Behance ha scelto Crebs tra migliaia di progetti. E la community internazionale lo ha portato ai primi posti nelle categorie Web Design, UI/UX e Art Direction Worldwide.

Si dice che il Natale per i bambini sia sempre un grande avvenimento. Se è vera l’enunciazione (e qui faremo di tutto per dimostrarne la validità), ecco, diciamo che questo Natale noi siamo ritornati bambini: grazie a un avvenimento che nella piccola e breve storia di Crebs è già memorabile, e che vogliamo condividere con voi. Condividendo, innanzitutto, la bellissima “letterina” che abbiamo ricevuto nel periodo di Natale. E sin qui, direte voi, siamo nei contorni della pura tradizione: che c’è di strano? Un Natale che si rispetti comincia sempre con una letterina. Infatti, il più bel Natale di Crebs è cominciato proprio così. Con una letterina digitale ricevuta da Behance.

Com’è noto, se non a tutti, a molti di chi ci legge, Behance è la più famosa community internazionale dei creativi e un’importante piattaforma online nata come riferimento per i professionisti di tutto il mondo che operano nella fotografia, nel graphic design, nell’illustrazione e nella moda, e oggi, soprattutto dopo che la società con base a New York è stata rilevata da Adobe, estesa a un universo più multidisciplinare: Industrial Design, Motion Graphics, Typography, Branding, Packaging Design, Digital Art, Toy Design, Architecture, Journalism, Engineering, Art, Cinematography, ecc. Insomma, tutto il magico mondo delle industrie culturali in senso lato, della pubblicità e della creatività.

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Il nuovo Crebs è online!

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La terza versione di Crebs è online! Si tratta di un sito tutto nuovo, ma che continua a rispecchiare i nostri valori più importanti, quei valori che da sempre abbiamo cercato di trasmettere ai nostri utenti: semplicità, trasparenza, affidabilità.

Oltre al redesign completo, abbiamo semplificato la struttura del sito, apportato diverse migliorie tecnologiche e aggiunto nuove funzioni, anche sulla base dei suggerimenti forniti dagli stessi utenti. E proprio dalla constatazione che molti utilizzatori di Crebs navigano il sito quotidianamente attraverso dispositivi mobile, questa nuova versione è diventata responsive: si adatta perfettamente a desktop, tablet e smartphone.

Di seguito, i cambiamenti più importanti che abbiamo apportato alla piattaforma.

• Restyling del sito in linea con i nuovi trend e necessità: ad esempio, tenendo conto della visualizzazione sui vari devices (tablet e smartphone). Migliorata la leggibilità all’interno di tutto il sito.
• Ripensate e riordinate le categorie professionali, che ora sono: creative (art director, designer, illustratori, copywriter, ecc.), development (front-end, back-end, mobile, ecc.), content strategy (social media, content e community manager, ecc.), management (account, PM, ecc.), audio/foto/video (sound designer, musicisti, fotografi, montaggio, 3D, ecc.), Altro (moda, architettura, ecc.).
• Profilo-professionista rivisto completamente: ora è possibile caricare un pdf con il proprio CV, gestire meglio le proprie esperienze e i propri dati.
• Aggiunta la possibilità di ricevere email con annunci mirati a seconda delle proprie caratteristiche e competenze.
• Maggiore visibilità per i professionisti grazie al profilo migliorato.
• Aggiornamenti relativi alla sicurezza e la privacy personale.
• Possibilità di allegare il proprio CV in formato pdf alla domanda di candidatura.
• Completamente rivista la ricerca per professionista: ora è più chiaro, rapido e sicuro cercare i candidati nel database.
• Possibilità di contattare l’utente automaticamente all’interno del profilo del professionista.
• Migliorata la sezione dedicata all’azienda con un sistema di gestione delle candidature più efficiente.
• Introdotto uno spazio ”Premium” dedicato alle aziende che vorranno attrarre i migliori candidati, attraverso una maggiore visibilità e con la possibilità di aggiungere il logo della propria azienda a rotazione nella homepage di Crebs.
• Risolti alcuni bug segnalati dagli utenti.

Figli di una pubblicità minore

A proposito di “afflizioni” da lavoro. A metà febbraio, nel convulso periodo della campagna elettorale, si è molto polemizzato sulla vicenda della precaria che da un palco, rivolgendosi alla platea del PD, ha accusato la figlia di Pietro Ichino, teorico della “flessibilità”, di aver trovato un lavoro stabile come editor alla Mondadori; probabilmente, insinuava la precaria, in virtù del cognome che porta. Scatenando così il linciaggio e una buona dose di invidia sociale, ma anche un interessante dibattito sulle storture e la mancanza di trasparenza nel mercato del lavoro “intellettuale” e creativo.

Ora, non vogliamo aggiungere altri commenti alla vicenda, anche perché la rete si è già scatenata tra pro e contro le migliori opportunità dei figli di papà, però qualche considerazione va fatta. Va fatta, anche perché Crebs, per noi che lo gestiamo, è un osservatorio privilegiato, cioè puntuale e immediato, nelle rilevazioni delle nuove tendenze. Nello specifico, in quelle della creatività e della comunicazione (centinaia di aziende e migliaia di utenti registrati su Crebs, oltre un milione di visite in un anno). E, quello che intuiamo noi, è quello che vedono e provano sulla pelle molti nostri utenti: una crescente precarizzazione della professione, anche lì dove certe nuove specializzazioni – per esempio, nell’ambito del tanto acclamato digitale – dovrebbero essere tutt’altro che sottovalutate o sottopagate. Ce lo raccontano gli amici di Crebs; e da qui lo odoriamo perfettamente, quando andiamo a filtrare la qualità di certi annunci: sono sempre in agguato irregolarità contrattuali, finto lavoro autonomo, abuso di stage e tirocini.

Precarizzazione, sfruttamento, mancanza di trasparenza: un trend negativo in crescita. Ce ne accorgiamo anche noi, costretti, come dicevamo, a un’ulteriore fatica nell’analisi e nella selezione degli annunci che consideriamo più seri, corretti e rispettosi del lavoratore. In questo contesto, Crebs e altri siti dello stesso genere rendono più semplice e trasparente l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, dando spazio alla meritocrazia e ai valori netti, non all’ereditarietà genetica e ai rapporti di parentela o amicizia o alla trasmissione di privilegi da padre in figlio, da zia a nipote, da sodale a sodale. Trasparenza: ecco perché Crebs viene utilizzato soprattutto dalle startup, dalle imprese attive nel digitale, insomma dalle realtà imprenditoriali più agili e vivaci, mai dalle scuole (a parte l’eccellente università di Bolzano, Freie Universität Bozen, scuola con spiccata vocazione internazionale, che ha inserito qualche volta il link di Crebs nella sua newsletter rivolta agli studenti) e raramente da quelle agenzie di pubblicità tradizionale che, tra l’altro, e non a caso, attraversano una crisi senza precedenti.

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Ricominciamo

Quando abbiamo deciso di scrivere questo comunicato rivolto agli amici di Crebs, avremmo voluto cominciare con una premessa elegante e qualche citazione colta. Invece, avevamo in mente soltanto un tormentone molto più banale. Insomma, in quel momento c’era una cosa che ci frullava nella testa: avete presente quando vi svegliate la mattina e avete in mente una canzone che non vorreste mai cantare né sentire (che so, Pensiero dei Pooh o Il ballo di Beppe dei Cugini di Campagna), e, più la scacciate via, più lei vi trapana il cervello? Ecco. Una cosa del genere.

Insomma, volevamo scrivere una storia, e tutto quello che ci veniva in mente era una canzone di Adriano Pappalardo: Ricominciamo. Proprio lei: quella prodotta da Celso Valli, scritta da Bruno Tavernese e Luigi Albertelli, e performed da Adriano Pappalardo in persona. Quella che “e lasciami gridare e lasciami sfogare io senza amore non so stare io non posso restare seduto in disparte né arte né parte ricominciamo ricominciamo ricominciamo”. Insomma quella canzone lì. Così, vuoi perché è febbraio, che è il mese del festival di Sanremo per eccellenza, come maggio è il mese di Maria; vuoi perché volevamo farla breve almeno nel titolo; perciò ci siamo detti: ma sì, ricominciamo. Ricominciamo da dove? Dai semplici fatti, che ci hanno dato qualche afflizione (ma senza esagerare), e che sono questi.

Come molti di voi avranno notato, Crebs ha interrotto la pubblicazione degli annunci alla fine di gennaio: per sei giorni, una pagina di cortesia informava gli utenti che il sito era “in manutenzione”. Che cosa è successo? Abbiamo già in parte chiarito con gli amici di Crebs su Facebook: l’interruzione è avvenuta a causa di un problema tra noi e Site5, la società americana che ci forniva il servizio di web hosting.

Dalla nascita, Crebs si era affidato a Site5, un service provider americano (Houston, Texas). Perché? Per convenienza ed efficienza. Convenienza: costava poco. Efficienza: avevi un problema, aprivi un ticket, e ti rispondevano alla velocità della luce. Tutto fantastico. Anche troppo. Nel senso che, ad un certo punto, siamo passati dal fantastico ai suoi sottogeneri: dal meraviglioso al soprannaturale, dalla fantascienza all’orrore. E siccome, nel fantastico, l’effetto principale è quello della sorpresa, la sorpresa c’è stata. Quando? A fine gennaio. Dove? Vi diamo le coordinate: 45°26′48″N 09°16′24″E.

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Letterina del nuovo anno

(Con tanti buoni propositi, un po’ di Dickens e un cavilloso apologo)

Il 2012 volge al termine. È tempo di bilanci. Ma, siccome non abbiamo il cuore inaridito dalla contabilità, desideriamo farvi, innanzitutto, tanti auguri di Buone Feste e Felice Anno Nuovo.

Questo è stato un anno importante per Crebs: abbiamo superato il milione di visite; è aumentato l’interesse nei confronti del nostro lavoro, e di conseguenza sono nate nuove collaborazioni con opinion leader, magazine di settore e partner per noi importanti (l’ultimo è l’Art Directors Club Italiano); è aumentato considerevolmente il numero delle aziende e dei professionisti registrati.

Insomma, alla fine di questo 2012 stiamo registrando un successo vero, bello, perché spontaneo. Senza fare PR, senza versare l’obolo a improbabili guru o marchettari della rete, senza cedere la verginità a qualche sodale incubatore di sogni&startup, senza entrare nelle dorate rilegature delle nuove agende digitali. Avevamo un solo capitale da spendere: l’energia dei nostri vent’anni. E abbiamo cercato di farlo – perdonate la presunzione – nel migliore dei modi, sostenuti dal passaparola, dall’efficacia del servizio, dalla stima conquistata sul campo.

Ma al di là dei numeri, che sanno un po’ di autocelebrazione, il dato che più ci fa piacere, e che probabilmente ci spingerà a continuare, è sapere che decine di migliaia di utenti hanno risposto agli annunci e che molti di loro sono riusciti a raggiungere i propri obbiettivi, con una nuova assunzione o con il miglioramento della propria posizione.

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Già fatto

stage corriere

Mentre il ministero del Lavoro ci sta pensando, Crebs lo ha già fatto. Dal primo giorno. Di cosa si tratta? In base all’attuale legislazione, gli stagisti non hanno diritto a uno stipendio minimo, e così, nel tempo, spesso lo stage è diventato un impiego vero e proprio ma non retribuito. Ora, secondo un’anticipazione del Corriere della Sera, la bozza delle linee guida sui tirocini, definita di recente dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, prevede finalmente una soglia minima: 400 euro al mese. Crebs ha inserito sin dalla sua nascita questa regola (rifiutando le offerte di stage non retribuiti o retribuiti sotto una certa soglia) nel decalogo che disciplina e ispira la selezione degli annunci. Perciò è felice che ora il ministro cerchi di evitare l’uso sempre più distorto dello stage, che spesso sconfina nello sfruttamento e nel contratto sottopagato. Meglio tardi che mai.