Il team di Behance ha scelto Crebs (tra migliaia di progetti)

behance

Il team di Behance ha scelto Crebs tra migliaia di progetti. E la community internazionale lo ha portato ai primi posti nelle categorie Web Design, UI/UX e Art Direction Worldwide.

Si dice che il Natale per i bambini sia sempre un grande avvenimento. Se è vera l’enunciazione (e qui faremo di tutto per dimostrarne la validità), ecco, diciamo che questo Natale noi siamo ritornati bambini: grazie a un avvenimento che nella piccola e breve storia di Crebs è già memorabile, e che vogliamo condividere con voi. Condividendo, innanzitutto, la bellissima “letterina” che abbiamo ricevuto nel periodo di Natale. E sin qui, direte voi, siamo nei contorni della pura tradizione: che c’è di strano? Un Natale che si rispetti comincia sempre con una letterina. Infatti, il più bel Natale di Crebs è cominciato proprio così. Con una letterina digitale ricevuta da Behance.

Com’è noto, se non a tutti, a molti di chi ci legge, Behance è la più famosa community internazionale dei creativi e un’importante piattaforma online nata come riferimento per i professionisti di tutto il mondo che operano nella fotografia, nel graphic design, nell’illustrazione e nella moda, e oggi, soprattutto dopo che la società con base a New York è stata rilevata da Adobe, estesa a un universo più multidisciplinare: Industrial Design, Motion Graphics, Typography, Branding, Packaging Design, Digital Art, Toy Design, Architecture, Journalism, Engineering, Art, Cinematography, ecc. Insomma, tutto il magico mondo delle industrie culturali in senso lato, della pubblicità e della creatività.

Il 23 dicembre, abbiamo ricevuto questa email dal Chief Curator di Behance.

Hello Alessandro,

I just wanted to notify you that one of your projects was just featured in our gallery. Our editorial team features a small number of projects every day. With thousands of options, we only pick a few that promote new thinking.

Congrats, and great to have you involved in Behance. If you ever have any feedback/suggestions for us, feel free to contact me.

Dunque, la notizia era questa, e già la comunicazione che Crebs era stato selezionato e inserito nella gallery, tra thousands of options, bastava per festeggiare. Ma subito dopo, nel giro di alcuni giorni, è successo qualcosa di veramente inaspettato, che andava ben oltre i rituali congrats americani: in pochi giorni, Crebs ha raggiunto il primo posto nella categoria Web Design, il primo posto nella categoria UI/UX e il secondo posto nella categoria Art Direction di Behance. Insomma, un successo clamoroso, inaspettato, che ci ha riempito di gioia, ma soprattutto di soddisfazione: perché premia un percorso cominciato due anni e mezzo fa, e proseguito sino all’ultima versione di Crebs, rivista, ridisegnata e riscritta sino all’ultima stringa, perciò con un impiego di tempo e di energia sempre più gravoso.

Ma più che di “premio”, almeno per noi che gestiamo con un certo senso di responsabilità questo progetto, sarebbe giusto parlare di conferma, quasi di un “test di controllo”. Ci spieghiamo meglio: a chi ci segue, è nota la caratteristica di Crebs, data, non solo dalla qualità del servizio e della sua usabilità, efficacia ed efficienza, ma anche dal fatto che, dopo aver valutato tutti gli annunci che ci arrivano, selezioniamo – secondo noti criteri di trasparenza, di rispetto del lavoratore e di opposizione a qualsiasi squilibrio tra diritti e doveri – solo quelli che giudichiamo più interessanti per la qualità dell’offerta, e in ogni caso più appropriati per i nostri utenti. Oggi, con gli apprezzamenti di Behance, si aggiunge un riconoscimento della qualità del progetto anche in termini di design, di estetica, di creatività. In parole povere: di originalità. O di “new thinking”, come dice di noi, in modo forse più appropriato, il Chief Curator di Behance.

E, a proposito di “new thinking”, siccome è Natale, ma siccome a Crebs non abbiamo ancora perso il gusto della cattiveria, ci viene da pensare: va bene Behance, la community internazionale con base a New York, ma come va nel resto del mondo, per esempio nella periferia, per esempio in Italia? Ecco, Natale, ma soprattutto il passaggio da un anno all’altro, ci piace perché ci spinge alle riflessioni. Per esempio questa…

Quest’anno, sollecitati soprattutto da un vero amico di Crebs, simpatico ma anche un po’ rompiscatole, abbiamo iscritto il nostro progetto al premio annuale dell’Art Directors Club Italiano. Non pensavamo di ricavarne qualcosa di speciale, forse un po’ di visibilità, necessaria per consolidare il nostro percorso. Il risultato? Semplice: Crebs è stato subito cestinato dalla giuria selezionatrice. Delusi? Non più di tanto. Speravamo però che l’utilità di un servizio svolto gratuitamente, cioè a nostre spese, e dedicato alla grande comunità dei colleghi creativi e programmatori (un milione di visitatori soltanto il primo anno, migliaia di aziende e di utenti iscritti, migliaia di offerte di lavoro moderate, selezionate e pubblicate), venisse riconosciuta almeno in modo più onorevole. Così non è stato. Pazienza.

Non vogliamo essere fraintesi: non vogliamo polemizzare né abbiamo voglia di aprire chissà quale dibattito; anzi, siamo felici che l’ADCI abbia accettato di pubblicare nel suo blog gli annunci di Crebs, siamo orgogliosi di questa collaborazione, e inoltre pensiamo che l’ultima gestione dell’Art Director Club Italiano sia stata più dignitosa ed efficiente di altre. Nel suo piccolo. Appunto: nel suo piccolo. Perché ci piacerebbe immaginare, invece, che cosa potrebbe fare un’associazione come quella dell’Art Directors Club, non più nel suo piccolo, ma da grande. Per esempio, rinnovandosi e rivedendo molti suoi aspetti più di bottega, cominciando dalla qualità nella selezione dei soci, passando per la promozione e l’orgogliosa affermazione di professioni che all’uomo della strada appaiono ancora labili, impalpabili, se non inutili, sino alla composizione delle giurie cosiddette “qualificate”.

Behance ha riconosciuto la qualità di Crebs sulla base della selezione operata dal suo team, ma poi rilanciata e amplificata da una giuria “popolare”. Popolare e insieme qualificata, perché composta da personaggi provenienti da decine di professioni diverse. Professionisti non monocordi, cioè non provenienti dallo stesso settore, perciò non compromessi nel gioco delle correnti e del do ut des inteso come scambio di favori. Insomma, Crebs è stato apprezzato in modo spontaneo da una “giuria” come quella di Behance, internazionale, allargata, non omogenea, e forse proprio per questo più “qualificata”.

Queste riflessioni potrebbero offrire uno spunto, uno stimolo per migliorare? Forse. Del resto si avvicina il nuovo anno, si avvicina il festival di Sanremo, e chissà che questo grande specchio dell’Italia, questa grande lotteria nazional-scudocrociata-kommunistische, tra promossi e trombati, tra gli strillozzi della Littizzetto e la cultura, più che illuminata, da abat-jour di Fazio, non indichi una via d’uscita: è meglio una giuria qualificata, una giuria popolare, o una giuria qualificata-popolare? Vi sembra un domanda intelligente, o vi sembra una “catalanata”? Eppure, la questione si gioca tutta qui: tra “new thinking” e “old thinking”; tra il vecchio che in Italia è così radicato e aggrappato come una cozza alle proprie posizioni privilegiate, ed il nuovo tanto invocato e che poi non arriva mai; tra grasse, presenzialiste oligarchie e sempre più magre, invisibili meritocrazie.

Noi, in realtà, sappiamo come andrà a finire (va bene che siamo ventenni, non siamo rassegnati, ma non siamo neanche completamente innocenti): ci si accontenterà tutti del festival di Sanremo, e l’Italia farà ancora finta di essere sana. Massimo Catalano, trombettista dei Flippers e noto personaggio televisivo, è morto soltanto pochi mesi fa, ed evidentemente il Paese già sente la mancanza delle sue ovvietà assolute. Ma soprattutto del suo “old thinking” all’italiana, celebrato nel suo unico, spiritoso libro, dal titolo svagatamente godereccio: “La vita è una tromba”. (Ogni riferimento, a proposito di premiati e trombati, a personaggi realmente esistiti e a fatti realmente accaduti, è puramente casuale).

Felice anno nuovo da Crebs.

Guarda il progetto su Behance

 

E dopo il post, la postilla

Proprio ieri, una settimana dopo la comunicazione di cui vi abbiamo parlato in questo post, l’art director che ha creato Crebs ha ricevuto un’altra email dal team di Behance, dove gli veniva comunicata l’aggiudicazione di una seconda “medaglietta” relativa a un altro lavoro tratto dal suo portfolio (il lancio di LaEffe, la nuova TV di Feltrinelli, realizzato nell’agenzia in cui lavora attualmente): progetto che è stato scelto e inserito nella categoria Web Design Served, cioè in una sezione più selettiva della galleria in cui è comparso Crebs (“Curated galleries of top creative work, powered by Behance”).

A questo punto, per curiosità, siamo andati a scoprire chi è il capo del Team che ha giudicato e selezionato questi due progetti a distanza di così poco tempo, cioè l’Head Curator, e cosa dice di sé stesso, come si presenta: “Sailor, industrial designer, philosopher, trumpet player, lover of jamon and all beautiful things”, dal 2008 vive e lavora a New York. Nella sua bio non dice che parla un “inglese fluente” (come ci si aspetterebbe nei curricula più ufficiali e solenni: ma uno che vive da cinque anni a New York ha bisogno di puntualizzare?), ma, con simpatico orgoglio, che parla catalano; dice che ha lavorato dieci anni nei bar, che ha aperto un Arp Club per musica d’avanguardia a Barcellona, che ha attraversato gli oceani in barca per sei anni, ma devi faticare un po’ per scoprire, alla fine, che ha una laurea in Filosofia all’Università di Barcellona, con dottorato in Storia dell’arte. Né pensiamo che lo si possa incontrare in giro per convegni o alla tv ad autoriferire e a testimoniare le sue ricerche accademiche “first on the history of religions and anthropology and later on contemporary art”.

Ora, in Italia c’è una iper-produzione, tanto iper da rischiare l’alterazione metabolica del Paese, di università, master, seminari, congressi, tavole rotonde, dispense, manuali, giornali, tv, in cui un sacco di fighetti bocconiani o giù di lì (quelli che Steve Jobs era uno stoned hippy che purtava i scarp del tennis) e professionisti del panico ti insegnano l’abc del curriculum, cosa scrivere, cosa non scrivere, quale cravatta indossare, quali scarpe non indossare, cosa dire, cosa non dire, come ci si presenta a un colloquio, ecc. Poi arriva uno, uno che lavora sul serio, e ti smonta tutto questo castello di aria fritta con un sorriso: uno come Oscar Ramos Orozco, industrial designer e Chief Curator di Behance, uno che fa delle cose creative, utili e belle, e che si presenta così: sailor, lover of jamon